PNRR, digitale: Italia prima in UE

Data ultimo aggiornamento 03/02/2023

L’Italia al primo posto in Europa per raggiungimento dei target previsti dal PNRR per la digitalizzazione.

Con il 17% delle milestone raggiunte e due posizioni guadagnate per il Digital Economy Society Index, il Paese risulta davanti a Germania, Francia e Spagna ma rimane indietro sullo sviluppo delle competenze digitali.

Questi alcuni dei dati che emergono dalla ricerca dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano.

“Per l’Italia digitale, questa è la più importante chiamata della storia moderna. Ora è necessario tradurre in realtà le ambizioni del PNRR, portando a termine nei tempi previsti gli interventi di digitalizzazione e accelerando sugli ambiti più critici, come lo sviluppo di competenze digitali tra la popolazione“, ha dichiarato durante la presentazione del report Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation, di cui fa parte l’Osservatorio Agenda Digitale.

L’Osservatorio ha calcolato nel suo report anche un DESI regionale italiano, da cui emerge il digital gap tra le regioni del Centro – Nord e del Sud : le dimensioni su cui l’Italia è più in difficoltà nel DESI – capitale umano e servizi pubblici digitali – sono anche quelle con i maggiori divari regionali, dato significativo per comprendere come “solo riducendo le disuguaglianze interne l’Italia riuscirà a colmare il gap con gli altri Paesi”.

Inoltre, da un confronto tra le regioni e province autonome italiane con un gruppo di regioni europee “gemelle”, si evince come anche i territori più avanzati del nostro Paese perdano il confronto con le zone simili in Europa.

II Fondo per la Repubblica Digitale – all’interno degli obiettivi di digitalizzazione previsti dal PNRR – vuole ridurre il digital gap presente in Italia e accompagnare il Paese verso la transizione digitale.

Lo fa sostenendo #progetti di formazione efficaci che mirano ad accrescere le competenze digitali delle persone e quindi incrementare lo sviluppo del Paese.

Sono 321, in totale, le proposte arrivate per i primi due bandi del Fondo, “Futura” e “Onlife”, dedicati alle giovani donne e ai NEET. L’Impresa Sociale sta lavorando in questo momento alla selezione dei progetti.

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Competenze digitali e umane per il lavoro: i trend 2023

Data ultimo aggiornamento 31/01/2023

“In un momento in cui le sfide macroeconomiche globali si intensificano – a causa di conflitti internazionali, inflazione elevata e prospettive economiche incerte – lo sviluppo delle competenze sarà fondamentale per rafforzare il mercato del lavoro.”

Con queste parole il Vice President e Head of Global Enterprise Sales di Coursera Zac Rule introduce il report The Job Skills of 2023 pubblicato dalla famosa piattaforma di e-learning.

Lo studio della società americana rivela le competenze digitali e umane in più rapida crescita nel 2023 e si basa sulle competenze di 4 milioni di studenti aziendali iscritti sulla piattaforma, provenienti da 3.000 società, 3.600 istituti di istruzione superiore e governi di oltre 100 Paesi. 

Secondo l’analisi, identificando le competenze professionali più richieste, le istituzioni e le aziende possono fornire ai propri dipendenti, cittadini e studenti le conoscenze necessarie per entrare in un mercato del lavoro competitivo e per fare carriera. 

L’obiettivo è aiutare i datori di lavoro a capire quali competenze lavorative dovrebbero privilegiare in base a quelle che sono cresciute più rapidamente nell’ultimo anno.

Ma quali sono effettivamente le competenze in più rapida crescita tra gli studenti fino ad ora in Europa?

Le competenze digitali

  • Visualizzazione dei dati
  • Customer success tools
  • Software framework development
  • Scrum (software development)
  • E-commerce

Le competenze umane

  • Storytelling
  • Gestione del cambiamento
  • Sviluppo organizzativo
  • Collaborazione
  • Negoziazione

Il Fondo per la Repubblica Digitale, nell’ambito degli obiettivi di digitalizzazione del #Pnrr, sostiene progetti rivolti alla formazione e all’inclusione digitale per aumentare le #competenzedigitali delle persone, sviluppare la #transizionedigitale del Paese e contrastare il #digitaldivide.

L’obiettivo del Fondo è anche migliorare i corrispondenti indicatori del Digital Economy and Society Index (DESI) della Commissione europea.

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Un anno fa nasceva il Fondo

Data ultimo aggiornamento 25/01/2023

Un anno fa, con la firma del Protocollo d’Intesa tra Governo ed ACRI, nasceva il Fondo per la Repubblica Digitale.

Grazie ad una partnership innovativa tra pubblico e privato sociale, il Fondo sostiene progetti per aumentare le #competenzedigitali delle persone, sviluppare la #transizionedigitale del Paese e diminuire il #digitaldivide.

Nell’ambito degli obiettivi di digitalizzazione previsti dal PNRR, il Fondo mira anche migliorare i corrispondenti indicatori del Digital Economy and Society Index (DESI) della Commissione europea.

Attraverso la valutazione d’impatto dei progetti sostenuti, il Fondo vuole selezionare i più efficaci per ampliarne l’azione sul territorio nazionale e raggiungere quante più persone possibili, realizzando miglioramenti tangibili nelle competenze digitali e trasformarli in policy universali.

Sono 318, in totale, le proposte progettuali arrivate per i primi due bandi pubblicati dal Fondo, “Futura” e Onlife”, rivolti alla formazione digitale rispettivamente di giovani donne e NEET.

Ma cosa significa il Fondo per la Repubblica Digitale?

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Al via il Decennio Digitale Ue 2030

Data ultimo aggiornamento 19/01/2023

Aumentare le competenze digitali. Questo l’obiettivo delle istituzione europee entro la fine del decennio.

“Per la prima volta il Parlamento europeo, gli Stati membri e la Commissione hanno definito congiuntamente obiettivi e traguardi concreti nei 4 settori chiave delle competenze digitali, delle infrastrutture, compresa la connettività, della digitalizzazione delle imprese e dei servizi pubblici online, nel rispetto della dichiarazione sui diritti e i principi digitali europei“, questo quanto afferma la Commissione europea.

È da poco partito il primo ciclo del Programma strategico per il Decennio Digitale 2030, il meccanismo di monitoraggio e cooperazione che guiderà la trasformazione digitale dell’Europa attraverso progetti multinazionali. Il Programma mira a garantire che l’80% della popolazione di età compresa tra i 16 e i 74 anni abbia almeno competenze digitali di base entro il 2030.

Quali sono gli obiettivi?

  • migliorare le competenze digitali di base e avanzate dei cittadini;
  • migliorare l’adozione di nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, i dati e il cloud, nelle imprese dell’UE, comprese le piccole imprese;
  • dare ulteriore impulso all’infrastruttura dell’UE per la connettività, il calcolo e i dati;
  • rendere disponibili online i servizi pubblici e la pubblica amministrazione.

Nei prossimi mesi la Commissione, insieme agli Stati membri, svilupperà indicatori chiave di prestazione (ICP) che saranno utilizzati per monitorare i progressi compiuti verso il conseguimento dei singoli obiettivi, nel quadro dell’annuale del Digital Economy and Society Index (DESI).

Il Fondo per la Repubblica Digitale, all’interno degli obiettivi di digitalizzazione europei, seleziona progetti che hanno come scopo proprio lo sviluppo delle competenze digitali e la transizione digitale del Paese. L’obiettivo è anche quello di migliorare i corrispondenti indicatori del DESI della Commissione.

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2023: Anno europeo delle competenze

Data ultimo aggiornamento 12/01/2023

“La transizione digitale sta aprendo nuove opportunità per i cittadini e l’economia dell’UE. Disporre delle competenze adatte mette i cittadini in grado di affrontare con successo i cambiamenti del mercato del lavoro e di prendere pienamente parte alla società e alla democrazia” così la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sugli obiettivi digitali del 2023.

Per questo motivo l’Unione europea aumenterà i suoi sforzi per promuovere il miglioramento delle competenze di tutti i cittadini europei, soprattutto in riferimento a donne e Neet, per garantire la transizione digitale e ridurre il digital gap.

Quali sono gli obiettivi dell’Anno europeo delle competenze?

L’UE intende perseguire cinque obiettivi principali:

Promovere la partecipazione e il talento grazie allo sviluppo delle digital skills;

Aumentare gli investimenti per una formazione più efficace e #inclusiva;

Favorire lo sviluppo di competenze in linea con le esigenze del mercato del lavoro;

Permettere alle le persone di seguire le proprie inclinazioni, rispondendo al contempo alle esigenze di personale qualificato delle aziende;

Incoraggiare la mobilità da Paesi terzi, attraendo persone con le competenze necessarie alle aziende europee.

Il Fondo per la Repubblica Digitale, nell’ambito degli obiettivi di digitalizzazione del PNRR, attraverso la pubblicazione di bandi, vuole far sì che più persone possibili abbiano accesso agli strumenti necessari per creare e rafforzare le loro competenze digitali e sviluppare la transizione digitale del Paese. I primi due bandi, per cui sono pervenute oltre 300 proposte progettuali, sono dedicati proprio alle donne e ai Neet.

L’obiettivo del Fondo è anche migliorare i corrispondenti indicatori del Digital Economy and Society Index (DESI) della Commissione europea.

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Fosti: “Più competenze digitali”

Data ultimo aggiornamento 09/01/2023

“Una parte importante della popolazione italiana non sa interagire con il mondo digitale: un gap che rappresenta un ostacolo allo sviluppo dell’Italia. Il Fondo per la Repubblica Digitale vuole far sì che più ragazzi, lavoratori, famiglie abbiano accesso agli strumenti necessari per creare e rafforzare le loro competenze“. Così Giovanni Fosti, Presidente del Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa sociale, nel suo articolo su Agenda Digitale.

“L’Italia, terza economia dell’Unione Europea per dimensioni, è uno dei Paesi chiave nella trasformazione digitale, principalmente nel perseguire gli obiettivi europei del decennio digitale verso il 2030. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) del nostro Paese – il più ampio d’Europa – ci offre i fondi necessari per accelerare la trasformazione digitale. La forte presenza di imprese e di una illuminata e attiva comunità di ricerca in settori chiave come l’intelligenza artificiale, il calcolo ad alte prestazioni e la quantistica, rappresentano punti di forza sui quali l’Italia può contare.

Ma lo sviluppo del nostro Paese è frenato dalla grave carenza di competenze digitali.

Il gap di competenze che frena lo sviluppo del Paese

In Italia 26 milioni i cittadini tra i 16 e i 74 anni non hanno competenze digitali di base. Questi numeri collocano il nostro Paese al diciottesimo posto fra i 27 Stati membri dell’UE secondo l’ultimo Report sull’Indice di Digitalizzazione dell’Economia e della Società (DESI) di luglio 2022 della Commissione Europea.

Anche la percentuale degli specialisti ICT nella forza lavoro italiana è inferiore alla media Unione europea, 3,80% in Italia e 4,5% in Europa. Purtroppo, abbiamo – per adesso – poche prospettive di miglioramento: il tasso dei laureati ICT nel nostro Paese nel 2020 è pari al 1,4%, mentre in Europa è del 3,9%.

Questa carenza di competenze e capacità rappresenta un forte ostacolo allo sviluppo dell’Italia. La mancanza di competenze digitali, infatti,  una grande parte della popolazione che, per esempio, non riesce ad eseguire online operazioni semplici come mandare una mail o creare un’identità digitale per accedere ai servizi digitali della pubblica amministrazione.

Soprattutto, questo modo di essere cittadini racconta una popolazione, che, nella sua maggioranza, non sa interagire con il mondo digitale, non è in grado di vivere in sicurezza, né di risolvere problematiche collegate con l’online. Questo numero così grande, 26 milioni, rappresenta tutte quelle persone che non riescono a partecipare alla vita civica a causa della poca preparazione in ambito digitale.

La trasformazione digitale per superare il gap di genere

Vediamo i dati riguardo alle competenze digitali più nel dettaglio. Nelle analisi emerge un forte problema di genere: rispetto al dato Ue del 52,30%, in Italia solo il 43,10% delle donne possiede competenze digitali di base. Il nostro Paese, inoltre, è al 114° posto a livello mondiale per quanto riguarda la partecipazione economica femminile. Questo, quanto riportato dal Gender Gap Report 2021 del World Economic Forum. Inoltre questo posto nelle ultime file della graduatoria mondiale potrebbe anche peggiorare se considerassimo gli effetti della pandemia sull’economia italiana, che ha di fatto acuito le diseguaglianze di genere.

Una delle opportunità per superare il gender gap può essere la trasformazione digitale: attraverso azioni di upskilling e reskilling mirate: le donne possono guadagnare competenze digitali strategiche, sia mantenendo il proprio posto di lavoro e migliorando le proprie condizioni contrattuali, che occupando posizioni professionali più ambiziose e remunerative, oppure conquistando l’opportunità di entrare o rientrare nel mercato del lavoro.

Il bando Futura del Fondo per la Repubblica Digitale

Per questo, il Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa Sociale ha pubblicato il bando Futura, con l’obiettivo di finanziare progetti di formazione validi e innovativi volti ad accrescere le competenze digitali delle giovani donne (18-50 anni).

Continuando a studiare i dati, vediamo che il nostro Paese presenta il più alto tasso di NEET all’interno dell’Unione europea: si tratta del 25,1%. In totale i NEET in Italia sono più di 3 milioni. Si tratta di un fenomeno che riguarda principalmente le donne (57%) ed è diffuso maggiormente nelle regioni del Sud, in cui risiede il 53% dei NEET.

Come possiamo aiutare questi ragazzi? È importante offrirgli delle opportunità di formazione di qualità per creare, sviluppare e rafforzare le loro competenze digitali, per facilitargli l’ingresso nel mondo del lavoro e per dargli nuove prospettive sia di partecipazione civica che di inclusione sociale e, prima di tutto, di realizzazione professionale. Per questo, il Fondo per la Repubblica Digitale ha pubblicato il bando Onlife, che ha l’obiettivo di finanziare progetti di formazione validi e innovativi volti ad accrescere le competenze digitali dei NEET (15-34 anni).

L’importanza delle partnership pubblico-privato

Per far sì che sempre più italiani possano accrescere le proprie competenze digitali, sia di base che avanzate, e per accompagnare la transizione digitale del Paese, è nato il Fondo per la Repubblica Digitale: una innovativa partnership tra il pubblico (Governo) e il privato sociale (Acri, l’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio).

Far sì che più ragazzi, lavoratori, famiglie abbiano accesso al digitale, ai suoi strumenti, alle sue funzioni, impegnarsi per superare il digital divide, significa lavorare affinché il maggior numero di persone abbia l’opportunità di accrescere le proprie conoscenze, di costruire nuove alleanze e ripensare insieme – pubblico, privato, terzo settore, operatori – un modo nuovo per riconoscere, costruire e ricostruire, se necessario, quelle “trame di comunità” che permettono di attivare una maggiore coesione sociale e di non lasciare indietro nessuno. Questa è una delle forme di contrasto all’esclusione digitale. Impegnarsi in questa direzione è un contributo per realizzare una società più giusta ed è, allo stesso tempo, una strategia per sviluppare delle competenze necessarie per il futuro del Paese.

I fondi stanziati

Per gli anni dal 2022 al 2026 – in via sperimentale– il Fondo stanzia un totale di circa 350 milioni di euro. È alimentato dalle Fondazioni di origine bancaria alle quali verrà riconosciuto un contributo, sotto forma di credito d’imposta, del 65% per il 2022 e 2023 e del 75% per il 2024, 2025 e 2026.

Come tutti gli investimenti del PNRR-PNC, il Fondo prevede il raggiungimento di milestone e target specifici e una comunicazione semestrale al MEF delle risorse utilizzate, lo stato di attuazione degli interventi e gli obiettivi conseguiti (come previsto dal comma 7 dell’art. 29 del DL 152/2021)”.

Oltre 300 proposte per i primi due bandi

Data ultimo aggiornamento 03/02/2023

Sono 321, in totale, le proposte arrivate per i primi due bandi del Fondo per la Repubblica Digitale, “Futura” e “Onlife”, che hanno come obiettivo quello di accrescere le competenze digitali delle giovani donne e dei NEET. Sono state presentate 174 proposte progettuali per il bando Futura e 144 per Onlife.  Il Fondo, attraverso la valutazione d’impatto dei progetti, selezionerà da qui al 2026 le proposte più efficaci per ampliarne l’azione sul territorio nazionale e raggiungere più persone, per poi individuare delle buone pratiche da proporre al Governo centrale come policy.

Per Daria Perrotta, Presidente del Comitato di Indirizzo strategico del Fondo per la Repubblica Digitale: «Auspichiamo che la sfida del miglioramento delle competenze digitali possa, con particolare riferimento al mondo del lavoro, fornire nuove opportunità e creare un nuovo ecosistema con effetti positivi anche nell’esercizio della cittadinanza attiva. Il Comitato, nell’individuare le sue priorità d’azione, ha ritenuto di prendere le mosse dai NEET e dalle donne».

Per Francesco Profumo, Presidente di Acri «Il Fondo per la Repubblica Digitale rappresenta una nuova grande sfida che vede protagoniste le Fondazioni di origine bancaria. Traendo ispirazione dalla positiva esperienza del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, il Fondo per la Repubblica Digitale è un nuovo partenariato Pubblico-Privato sociale che ha l’obiettivo di accrescere le competenze digitali del Paese. Il Fondo è stato implementato in pochissimi mesi grazie a due fattori: da un lato, la virtuosa collaborazione della partnership a livello strategico, e, dall’altro, la tempestività e l’efficacia del Soggetto attuatore – costituito in seno ad Acri -, al quale è affidata la gestione operativa del Fondo stesso».  

I primi due bandi, rivolti alle giovani donne (18-50 anni) – Futura – e ai NEET – Onlife – sono stati pubblicati il 13 ottobre scorso e si sono chiusi il 16 dicembre. L’obiettivo è accrescere le competenze digitali di donne e NEET per garantire migliori opportunità e condizioni di inserimento nel mondo del lavoro. Il Fondo ha messo a disposizione per i due bandi un totale di 13 milioni di euro, 5 milioni per Futura e 8 milioni per Onlife.

In Italia, infatti, solo il 43,10% delle donne possiede competenze digitali di base (48,20% per gli uomini), rispetto al dato Ue pari al 52,30%. Secondo il Gender Gap Report 2021 del World Economic Forum, il nostro Paese è al 114° posto per quanto riguarda la partecipazione economica femminile. Nonostante quasi il 60% dei laureati in Italia sia donna, con risultati migliori rispetto ai colleghi uomini, nel nostro Paese si rileva un alto tasso di disoccupazione femminile: nel 2021 in Italia lavora meno di una donna su due. Il nostro Paese, inoltre, presenta il più alto tasso di NEET all’interno dell’Unione europea, pari al 25,1% (Dati Ue). In totale, i NEET in Italia sono più di 3 milioni; il fenomeno riguarda prevalentemente le donne (57%) e le regioni del Sud in cui risiede il 53% dei NEET. 

Le proposte sono arrivate da tutto il territorio nazionale e sono state presentate da enti del terzo settore (associazioni, Fondazioni, imprese sociali e organizzazioni di volontariato), enti privati senza scopo di lucro ed enti pubblici, in forma singola o in partnership. Inoltre il 40% del totale dei progetti presentati sui due bandi sono rivolti all’area Nord-Centro, il 43% all’area Sud-Isole e il 17% si rivolge all’intero territorio nazionale. 

Il Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa Sociale ha già avviato la valutazione delle proposte arrivate per Futura e Onlife. Le idee più meritevoli e in linea con gli obiettivi dei bandi accederanno alla seconda fase di valutazione. La liquidazione del contributo è basata sul principio pay for performance, in base al quale i diversi pagamenti saranno effettuati alla verifica dei risultati ottenuti, con un focus particolare sulla creazione di nuova occupazione.

Il Prof. Floridi racconta il bando “Onlife”

Data ultimo aggiornamento 11/11/2022

“Iniziativa importante per trovare più opportunità di lavoro e di soddisfazione in un mondo che è sempre più onlife”

Cosa vuol dire Onlife? Perchè è stato scelta questa parola per il primo bando pubblicato dal Fondo per la Repubblica Digitale? Lo spiega – in meno di due minuti – Luciano Floridi, membro del Comitato scientifico indipendente del Fondo per la Repubblica Digitale e Professore di Filosofia ed etica dell’informazione presso l’University of Oxford e l’Università di Bologna, che nel 2013 ha coniato il neologismo “Onlife” per raccontare la nuova condizione umana tra online e offline ai tempi del digitale.

Qui la sua intervista su Fanpage

Giorgio Righetti su “Agenda Digitale”

Data ultimo aggiornamento 09/11/2022

Il Fondo intende sperimentare pratiche innovative di formazione digitale, rivolte a specifiche fasce della popolazione, al fine di selezionare quelle ritenute più efficaci, per poi replicarle su scala più vasta, testandone la tenuta. L’esito di questo percorso consentirà di individuare le migliori modalità di riduzione del gap digitale, così da poterle “offrire” al decisore pubblico perché possa trasformarle in policy universali e permanenti. Un approccio straordinariamente innovativo per il nostro Paese, in cui la sperimentazione assume finalmente una centralità strategica per orientare le politiche pubbliche”. Così Giorgio Righetti ha raccontato su “Agenda Digitale” il Fondo per la Repubblica Digitale.

“I dati fotografano chiaramente la situazione: in Italia, 26 milioni di persone non hanno competenze digitali di base. Si tratta del 54% della popolazione italiana tra i 16 e i 74 anni, rispetto al 46% della media Ue. Andando più in profondità nell’analisi, sulla base dei numerosi rapporti stilati da autorevoli agenzie e centri di ricerca, si scopre che questo ritardo del nostro Paese si estende con ancora maggiore criticità sia agli ambiti delle competenze più avanzate, sia a specifici territori, quali quelli del Mezzogiorno, che, infine, a precise categorie di persone, quali, ad esempio, i giovani e le donne.

Perché è un problema il basso livello di competenze digitali in Italia

Gli effetti di questa situazione sono particolarmente gravi:

  • da una parte, vengono limitati i diritti di cittadinanza di una importante porzione della popolazione, che di fatto si trova in condizione di esclusione rispetto sia a servizi sempre più digitalizzati, che a opportunità di lavoro che progressivamente richiedono maggiori competenze digitali;
  • dall’altra, vengono penalizzati i processi di sviluppo del Paese, che si trova in condizione di penuria di professionalità adeguate ad accompagnarne e supportarne i percorsi di ammodernamento.

I bandi per l’operatività del Fondo Repubblica Digitale

Il Fondo Repubblica Digitale si accinge a entrare in piena operatività, mediante la pubblicazione dei primi due bandi a cui sono destinati complessivamente tredici milioni di euro:

  • uno, denominato “Onlife”, dedicato ai cosiddetti NEET (Not in Employment, Education or Training), giovani nella fascia di età 15-34 anni, che non lavorano, non studiano e non partecipano ad un percorso di formazione, e che, purtroppo, nel nostro Paese, sono più di tre milioni di individui;
  • l’altro, denominato “Futura”, destinato a giovani donne, target che registra tassi di esclusione digitale molto più elevati rispetto agli uomini.

Fondo per la Repubblica Digitale: cos’è e com’è partito

Di fronte a questo scenario, attuale e prospettico, attori pubblici e privati si sono mossi per colmare questo divario, attraverso misure volte sia a rimuovere gli ostacoli che rallentano i processi di acculturamento digitale del Paese, che a promuovere processi che garantiscano un’ordinata ed effettiva transizione digitale.

Tra i differenti interventi, un’attenzione particolare merita il Fondo per la Repubblica Digitale.

Istituito con il decreto-legge del 6 novembre 2021, n. 152, art.29 (convertito con modificazioni dalla legge 29 dicembre 2021, n. 233), il Fondo è una virtuosa partnership pubblico (Governo) – privato sociale (Fondazioni di origine bancaria), che si prefigge l’obiettivo generale di migliorare le competenze digitali del Paese, anche attraverso il miglioramento del DESI (Digital Economy and Society Index), che misura, a livello internazionale, il livello di digitalizzazione raggiunto da ciascun paese.

Questa iniziativa, che mutua il modello già sperimentato e promosso dal 2016 da Acri (l’Associazione di Fondazioni e di Casse di risparmio) del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, ha caratteristiche particolarmente innovative e originali.

Obiettivi del Fondo Repubblica Digitale

In primo luogo, gli obiettivi specifici.

Il Fondo intende sperimentare pratiche innovative di formazione digitale, rivolte a specifiche fasce della popolazione, al fine di selezionare quelle ritenute più efficaci, per poi replicarle su scala più vasta, testandone la tenuta. L’esito di questo percorso consentirà di individuare le migliori modalità di riduzione del gap digitale, così da poterle “offrire” al decisore pubblico perché possa trasformarle in policy universali e permanenti. Un approccio straordinariamente innovativo per il nostro Paese, in cui la sperimentazione assume finalmente una centralità strategica per orientare le politiche pubbliche.

La partnership

In secondo luogo, la partnership. Per perseguire questi ambiziosi obiettivi, a seguito di una fruttuosa interlocuzione tra il Ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, e il presidente di Acri, Francesco Profumo, si è convenuto che l’approccio più efficace sarebbe stato quello di unire le forze.

Da una parte il Governo, con la precisa responsabilità politica, anche connessa al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), di favorire la transizione digitale, mettendo in campo sia visione che risorse finanziarie. Dall’altra le Fondazioni di origine bancaria, soggetti privati senza scopi di lucro, che uniscono la profonda conoscenza dei territori nei quali operano ad esclusivo interesse delle comunità per perseguire scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico, all’esperienza e competenza maturata negli anni nel campo dell’educazione e della formazione, compresa quella digitale, attraverso la promozione e il supporto di innumerevoli iniziative innovative.

Da queste interlocuzioni è nato il Fondo per la Repubblica Digitale, alimentato dai versamenti effettuati dalle Fondazioni di origine bancaria, assistiti da un significativo credito d’imposta, che dovrebbe consentire di disporre, nel quinquennio 2022-2026, di circa 350 milioni di euro. Il protocollo d’intesa che regolamenta la gestione del Fondo è stato stipulato nel gennaio del 2022 dal Ministro per l’Innovazione e la transizione digitale, dal Ministro dell’Economia e delle finanze e dal Presidente di Acri.

La governance

Un altro significativo elemento di innovazione è insito nella governance del Fondo, così come prevista dal citato protocollo. Questa prevede due livelli decisionali.

  • Il livello strategico, demandato a un Comitato di indirizzo strategico (CIS), che ha la responsabilità di individuare gli obiettivi da perseguire e le modalità di attuazione, nonché della supervisione complessiva delle attività all’insegna dell’efficacia e della trasparenza, e che è composto pariteticamente da rappresentanti del Governo e da rappresentanti delle Fondazioni di origine bancaria. Ai lavori partecipa, senza diritto di voto, anche il Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, per tener conto delle istanze delle fasce più fragili della popolazione.
  • Il livello operativo, demandato a un “soggetto attuatore” identificato da Acri, cui è demandata, sotto l’indirizzo del CIS, l’implementazione degli indirizzi strategici nonché la gestione operativa delle risorse. Per ottemperare a questa responsabilità e garantire piena separazione gestionale e la necessaria trasparenza, Acri ha deciso di dare vita a una nuova entità giuridica, partecipata al 100% dalla stessa, denominata Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa Sociale s.r.l., che si è costituita il 18 maggio 2022. Nello specifico, l’Impresa Sociale ha la responsabilità di tutte le attività operative, quali l’approntamento degli strumenti tecnici, la redazione dei bandi, l’istruttoria ex ante delle proposte di progetto, la loro selezione e approvazione, le attività di comunicazione.

Se l’obiettivo strategico del Fondo è quello di identificare le migliori pratiche da offrire al Governo per le sue policy, ecco che i processi di valutazione rivestono un’importanza fondamentale. Da qui discende un ulteriore elemento di innovazione di questa esperienza. Infatti, il protocollo ha previsto l’istituzione di un Comitato Scientifico Indipendente che, oltre a supportare il processo decisionale del CIS, ha la precisa responsabilità di valutare, con articolati metodi scientifici, l’efficacia delle sperimentazioni e l’impatto che esse possono produrre in termini di accrescimento delle competenze digitali.

Il Comitato è composto da cinque esponenti del mondo scientifico nazionale e internazionale, che si sono distinti nel campo del monitoraggio e della valutazione delle politiche pubbliche, maturandovi significative esperienze gestionali o accademiche. Il Comitato Scientifico Indipendente accompagnerà tutto il percorso di sperimentazione, applicando metodi incentrati sull’approccio controfattuale, facendo ricorso ai più avanzati strumenti e metodi offerti dalla letteratura scientifica in materia di valutazione di impatto delle politiche. Le valutazioni quantitative dell’impatto dei progetti includono anche analisi sull’efficienza delle politiche, ovvero analisi costi-benefici volte a stimare il rapporto tra obiettivi conseguiti e risorse investite per ciascun progetto valutato.

Conclusione

Grazie alla chiara visione strategica, a una partnership complementare e sinergica e a una governance armonica ed efficace, il Fondo ha tutte le carte in regola per affrontare l’ambiziosa sfida che si prefigge e divenire un modello di riferimento per affrontare, in un’ottica di collaborazione pubblico e privato, le numerose sfide che il Paese si trova ad affrontare”.

Presentazione del Fondo e dei primi bandi

Data ultimo aggiornamento 19/10/2022

Giovedì 13 ottobre, dalle 10 alle 11, si è svolto in streaming sul sito fondorepubblicadigitale.it l’evento di presentazione del Fondo per la Repubblica Digitale: il nuovo grande partenariato Pubblico-Privato, che ha visto coinvolti Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, Ministro dell’economia e delle finanze e Acri, sul tema del contrasto delle disuguaglianze digitali.

Il Fondo ha come obiettivo l’aumento delle competenze fondamentali per concretizzare la transizione digitale del Paese e per questo selezionerà, attraverso bandi, progetti di reskilling e di upskilling digitale di lavoratori e di cittadini ai margini del mercato del lavoro, con un particolare focus su NEET, donne, disoccupati e inattivi.

Nel corso dell’incontro sono stati presentati i primi due bandi del Fondo.

Alla conferenza, in streaming su fondorepubblicadigitale.it, sono intervenuti Vittorio Colao, Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale; Francesco Profumo, Presidente Acri e presidente Fondazione Compagnia di San Paolo; Daria Perrotta, Presidente del Comitato d’indirizzo strategico del Fondo per la Repubblica digitale e Capo di Gabinetto del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Roberto Garofoli; Giovanni Fosti, Presidente Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa Sociale e presidente Fondazione Cariplo; Giorgio Righetti, Direttore Generale Acri; Martina Lascialfari, Responsabile Attività istituzionali Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa Sociale.

L’incontro è stato moderato dalla giornalista del TG1 Rai Giorgia Cardinaletti.