Giorgio Righetti su “Agenda Digitale”

Data ultimo aggiornamento 09/11/2022

Il Fondo intende sperimentare pratiche innovative di formazione digitale, rivolte a specifiche fasce della popolazione, al fine di selezionare quelle ritenute più efficaci, per poi replicarle su scala più vasta, testandone la tenuta. L’esito di questo percorso consentirà di individuare le migliori modalità di riduzione del gap digitale, così da poterle “offrire” al decisore pubblico perché possa trasformarle in policy universali e permanenti. Un approccio straordinariamente innovativo per il nostro Paese, in cui la sperimentazione assume finalmente una centralità strategica per orientare le politiche pubbliche”. Così Giorgio Righetti ha raccontato su “Agenda Digitale” il Fondo per la Repubblica Digitale.

“I dati fotografano chiaramente la situazione: in Italia, 26 milioni di persone non hanno competenze digitali di base. Si tratta del 54% della popolazione italiana tra i 16 e i 74 anni, rispetto al 46% della media Ue. Andando più in profondità nell’analisi, sulla base dei numerosi rapporti stilati da autorevoli agenzie e centri di ricerca, si scopre che questo ritardo del nostro Paese si estende con ancora maggiore criticità sia agli ambiti delle competenze più avanzate, sia a specifici territori, quali quelli del Mezzogiorno, che, infine, a precise categorie di persone, quali, ad esempio, i giovani e le donne.

Perché è un problema il basso livello di competenze digitali in Italia

Gli effetti di questa situazione sono particolarmente gravi:

  • da una parte, vengono limitati i diritti di cittadinanza di una importante porzione della popolazione, che di fatto si trova in condizione di esclusione rispetto sia a servizi sempre più digitalizzati, che a opportunità di lavoro che progressivamente richiedono maggiori competenze digitali;
  • dall’altra, vengono penalizzati i processi di sviluppo del Paese, che si trova in condizione di penuria di professionalità adeguate ad accompagnarne e supportarne i percorsi di ammodernamento.

I bandi per l’operatività del Fondo Repubblica Digitale

Il Fondo Repubblica Digitale si accinge a entrare in piena operatività, mediante la pubblicazione dei primi due bandi a cui sono destinati complessivamente tredici milioni di euro:

  • uno, denominato “Onlife”, dedicato ai cosiddetti NEET (Not in Employment, Education or Training), giovani nella fascia di età 15-34 anni, che non lavorano, non studiano e non partecipano ad un percorso di formazione, e che, purtroppo, nel nostro Paese, sono più di tre milioni di individui;
  • l’altro, denominato “Futura”, destinato a giovani donne, target che registra tassi di esclusione digitale molto più elevati rispetto agli uomini.

Fondo per la Repubblica Digitale: cos’è e com’è partito

Di fronte a questo scenario, attuale e prospettico, attori pubblici e privati si sono mossi per colmare questo divario, attraverso misure volte sia a rimuovere gli ostacoli che rallentano i processi di acculturamento digitale del Paese, che a promuovere processi che garantiscano un’ordinata ed effettiva transizione digitale.

Tra i differenti interventi, un’attenzione particolare merita il Fondo per la Repubblica Digitale.

Istituito con il decreto-legge del 6 novembre 2021, n. 152, art.29 (convertito con modificazioni dalla legge 29 dicembre 2021, n. 233), il Fondo è una virtuosa partnership pubblico (Governo) – privato sociale (Fondazioni di origine bancaria), che si prefigge l’obiettivo generale di migliorare le competenze digitali del Paese, anche attraverso il miglioramento del DESI (Digital Economy and Society Index), che misura, a livello internazionale, il livello di digitalizzazione raggiunto da ciascun paese.

Questa iniziativa, che mutua il modello già sperimentato e promosso dal 2016 da Acri (l’Associazione di Fondazioni e di Casse di risparmio) del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, ha caratteristiche particolarmente innovative e originali.

Obiettivi del Fondo Repubblica Digitale

In primo luogo, gli obiettivi specifici.

Il Fondo intende sperimentare pratiche innovative di formazione digitale, rivolte a specifiche fasce della popolazione, al fine di selezionare quelle ritenute più efficaci, per poi replicarle su scala più vasta, testandone la tenuta. L’esito di questo percorso consentirà di individuare le migliori modalità di riduzione del gap digitale, così da poterle “offrire” al decisore pubblico perché possa trasformarle in policy universali e permanenti. Un approccio straordinariamente innovativo per il nostro Paese, in cui la sperimentazione assume finalmente una centralità strategica per orientare le politiche pubbliche.

La partnership

In secondo luogo, la partnership. Per perseguire questi ambiziosi obiettivi, a seguito di una fruttuosa interlocuzione tra il Ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, e il presidente di Acri, Francesco Profumo, si è convenuto che l’approccio più efficace sarebbe stato quello di unire le forze.

Da una parte il Governo, con la precisa responsabilità politica, anche connessa al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), di favorire la transizione digitale, mettendo in campo sia visione che risorse finanziarie. Dall’altra le Fondazioni di origine bancaria, soggetti privati senza scopi di lucro, che uniscono la profonda conoscenza dei territori nei quali operano ad esclusivo interesse delle comunità per perseguire scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico, all’esperienza e competenza maturata negli anni nel campo dell’educazione e della formazione, compresa quella digitale, attraverso la promozione e il supporto di innumerevoli iniziative innovative.

Da queste interlocuzioni è nato il Fondo per la Repubblica Digitale, alimentato dai versamenti effettuati dalle Fondazioni di origine bancaria, assistiti da un significativo credito d’imposta, che dovrebbe consentire di disporre, nel quinquennio 2022-2026, di circa 350 milioni di euro. Il protocollo d’intesa che regolamenta la gestione del Fondo è stato stipulato nel gennaio del 2022 dal Ministro per l’Innovazione e la transizione digitale, dal Ministro dell’Economia e delle finanze e dal Presidente di Acri.

La governance

Un altro significativo elemento di innovazione è insito nella governance del Fondo, così come prevista dal citato protocollo. Questa prevede due livelli decisionali.

  • Il livello strategico, demandato a un Comitato di indirizzo strategico (CIS), che ha la responsabilità di individuare gli obiettivi da perseguire e le modalità di attuazione, nonché della supervisione complessiva delle attività all’insegna dell’efficacia e della trasparenza, e che è composto pariteticamente da rappresentanti del Governo e da rappresentanti delle Fondazioni di origine bancaria. Ai lavori partecipa, senza diritto di voto, anche il Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, per tener conto delle istanze delle fasce più fragili della popolazione.
  • Il livello operativo, demandato a un “soggetto attuatore” identificato da Acri, cui è demandata, sotto l’indirizzo del CIS, l’implementazione degli indirizzi strategici nonché la gestione operativa delle risorse. Per ottemperare a questa responsabilità e garantire piena separazione gestionale e la necessaria trasparenza, Acri ha deciso di dare vita a una nuova entità giuridica, partecipata al 100% dalla stessa, denominata Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa Sociale s.r.l., che si è costituita il 18 maggio 2022. Nello specifico, l’Impresa Sociale ha la responsabilità di tutte le attività operative, quali l’approntamento degli strumenti tecnici, la redazione dei bandi, l’istruttoria ex ante delle proposte di progetto, la loro selezione e approvazione, le attività di comunicazione.

Se l’obiettivo strategico del Fondo è quello di identificare le migliori pratiche da offrire al Governo per le sue policy, ecco che i processi di valutazione rivestono un’importanza fondamentale. Da qui discende un ulteriore elemento di innovazione di questa esperienza. Infatti, il protocollo ha previsto l’istituzione di un Comitato Scientifico Indipendente che, oltre a supportare il processo decisionale del CIS, ha la precisa responsabilità di valutare, con articolati metodi scientifici, l’efficacia delle sperimentazioni e l’impatto che esse possono produrre in termini di accrescimento delle competenze digitali.

Il Comitato è composto da cinque esponenti del mondo scientifico nazionale e internazionale, che si sono distinti nel campo del monitoraggio e della valutazione delle politiche pubbliche, maturandovi significative esperienze gestionali o accademiche. Il Comitato Scientifico Indipendente accompagnerà tutto il percorso di sperimentazione, applicando metodi incentrati sull’approccio controfattuale, facendo ricorso ai più avanzati strumenti e metodi offerti dalla letteratura scientifica in materia di valutazione di impatto delle politiche. Le valutazioni quantitative dell’impatto dei progetti includono anche analisi sull’efficienza delle politiche, ovvero analisi costi-benefici volte a stimare il rapporto tra obiettivi conseguiti e risorse investite per ciascun progetto valutato.

Conclusione

Grazie alla chiara visione strategica, a una partnership complementare e sinergica e a una governance armonica ed efficace, il Fondo ha tutte le carte in regola per affrontare l’ambiziosa sfida che si prefigge e divenire un modello di riferimento per affrontare, in un’ottica di collaborazione pubblico e privato, le numerose sfide che il Paese si trova ad affrontare”.